Futuro Nazionale e l’accusa di fascismo: perché le etichette non bastano
Prima di evocare fascismo e nazismo bisognerebbe confrontare programmi e comportamenti con ciò che la legge italiana considera realmente antidemocratico
Nel dibattito politico italiano esiste una scorciatoia ormai piuttosto frequente: quando un movimento parla con particolare insistenza di nazione, patria, sicurezza, famiglia, identità, disciplina, sovranità o controllo dell’immigrazione, qualcuno finisce rapidamente per evocare il fascismo, quando non addirittura il nazismo.
È un'accusa molto grave e, proprio per questo, dovrebbe essere sostenuta da elementi altrettanto gravi. Nel caso di Futuro Nazionale, almeno sulla base dei documenti ufficialmente disponibili, queste accuse appaiono pretestuose se formulate come constatazioni di fatto, anziché come giudizi o timori politici.
Occorre partire da un dato spesso trascurato: la pagina dedicata al programma di Futuro Nazionale non presenta ancora un programma di governo completo e articolato in proposte legislative definitive. Il movimento si trova in una fase nella quale diversi contenuti programmatici devono ancora essere precisati. Diventa quindi metodologicamente discutibile attribuirgli intenzioni costituzionalmente eversive sulla base di norme che, semplicemente, non sono state ancora proposte.
Essere nazionalisti o conservatori non significa essere fascisti
La prima confusione riguarda le parole.
Patria, nazione, famiglia, sicurezza, sovranità e identità nazionale non sono concetti costituzionalmente vietati. La stessa Costituzione utilizza termini come Patria e Nazione: l'articolo 52 definisce la difesa della Patria «sacro dovere del cittadino», mentre l'articolo 67 stabilisce che ogni parlamentare rappresenta la Nazione.
Allo stesso modo, sostenere politiche migratorie più restrittive, attribuire maggiore importanza alla famiglia fondata sul matrimonio, chiedere pene più severe, aumentare le spese per la difesa, rafforzare le forze dell'ordine oppure rivendicare maggiormente gli interessi nazionali sono posizioni che possono essere condivise, criticate o combattute politicamente, ma non diventano automaticamente fasciste.
In democrazia esiste anche il diritto di essere conservatori, nazionalisti o sovranisti.
Cosa sarebbe veramente fascista secondo l'ordinamento italiano?
Qui la questione diventa particolarmente interessante, perché non dobbiamo nemmeno inventarci una definizione: esiste già nella legislazione italiana.
La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione stabilisce che «è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».
Ma è soprattutto la legge Scelba, n. 645 del 1952, a indicare gli elementi attraverso i quali può configurarsi la riorganizzazione vietata.
La legge parla, tra l'altro, di un movimento che persegua finalità antidemocratiche proprie del fascismo attraverso la violenza politica, la soppressione delle libertà costituzionali, la denigrazione della democrazia e delle sue istituzioni, la propaganda razzista oppure l'esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del fascismo.
Questa è una soglia enormemente diversa dal semplice sostenere:
«Vogliamo più sicurezza», oppure «vogliamo difendere l'identità nazionale».
Per sostenere seriamente che un movimento rappresenti una riedizione del fascismo bisognerebbe quindi dimostrare qualcosa di ben più consistente: volontà di sopprimere il pluralismo politico, eliminare libertà costituzionali, utilizzare la violenza come strumento politico, introdurre discriminazioni razziali, cancellare la democrazia rappresentativa o assumere esplicitamente il fascismo storico come modello.
È precisamente per questo che utilizzare con troppa facilità le categorie di fascismo e nazismo rischia di trasformarle da definizioni storico-politiche estremamente serie in semplici etichette polemiche.
Anche una proposta discutibile può essere costituzionalmente legittima
Esiste poi un secondo equivoco.
Una proposta non diventa incostituzionale semplicemente perché qualcuno ritiene che contrasti con lo "spirito" della Costituzione.
Il Parlamento può approvare leggi che successivamente vengono sottoposte al giudizio della Corte costituzionale. Ed è perfino possibile proporre modifiche alla stessa Costituzione attraverso il procedimento previsto dall'articolo 138.
Si può quindi discutere di presidenzialismo, autonomia, cittadinanza, giustizia, sicurezza, famiglia, immigrazione e rapporti con l'Unione europea proponendo anche cambiamenti profondissimi dell'ordinamento.
Il confine non passa tra idee progressiste e idee conservatrici, ma tra democrazia e autoritarismo, tra rispetto dei diritti fondamentali e loro soppressione.
Il paradosso dell'accusa preventiva
Attribuire intenzioni fasciste a un movimento prima ancora che abbia formulato determinate proposte produce inoltre un curioso paradosso democratico.
In una democrazia pluralista devono poter convivere idee molto diverse.
Una persona deve poter sostenere più immigrazione oppure meno immigrazione, maggiore integrazione europea oppure maggiore sovranità nazionale, una concezione tradizionale della famiglia oppure una concezione più estesa, pene più severe oppure un sistema maggiormente orientato alla funzione rieducativa.
Naturalmente ciascuna proposta concreta dovrà rispettare i limiti posti dalla Costituzione e dalle norme sovranazionali applicabili.
Ma trasformare automaticamente una posizione conservatrice in una posizione fascista significa confondere il giudizio politico con quello costituzionale.
La Costituzione tutela anche chi non la pensa come noi
Questo è forse il punto fondamentale.
La democrazia costituzionale non serve a garantire soltanto le idee che consideriamo giuste. Serve soprattutto a permettere il confronto tra idee profondamente differenti, entro i limiti stabiliti dall'ordinamento.
L'articolo 49 della Costituzione riconosce infatti ai cittadini il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere democraticamente alla determinazione della politica nazionale. Il limite invalicabile rimane quello rappresentato, fra gli altri, dalla XII disposizione contro la ricostituzione del partito fascista. Il rapporto tra libertà politica e questo limite costituzionale è stato più volte richiamato anche negli atti parlamentari.
Perciò Futuro Nazionale dovrà essere giudicato, come qualsiasi altro partito, sulle proposte che effettivamente presenterà, sui comportamenti dei suoi organi, sul rispetto delle istituzioni democratiche e sulle eventuali leggi che proporrà.
Se un domani comparissero proposte discriminatorie, razziste, violente o dirette a sopprimere libertà costituzionali, sarebbe assolutamente legittimo — e necessario — denunciarle.
Ma bisognerà indicare quale proposta, quale articolo e quale diritto costituzionale verrebbero violati.
Criticare sì, demonizzare no
Il confronto politico può essere durissimo. Futuro Nazionale può e deve essere criticato come qualsiasi altro movimento. Ma un'affermazione come «questa proposta viola l'articolo 3 della Costituzione» è molto diversa da «questi sono fascisti».
La prima può essere verificata.
La seconda, senza elementi concreti, rischia di essere semplicemente un'etichetta.
Ed è proprio qui che alcune accuse rivolte preventivamente a Futuro Nazionale appaiono pretestuose: si parte spesso dal linguaggio politico del movimento — patria, identità, sicurezza, famiglia, sovranità — per arrivare direttamente alla conclusione fascismo, saltando tutti i passaggi intermedi.
Ma patriottismo e fascismo non sono sinonimi; conservatorismo e nazismo non sono sinonimi; controllo dell'immigrazione e razzismo non sono sinonimi; sicurezza e autoritarismo non sono sinonimi.
Possono naturalmente diventarlo quando dalle parole si passa a politiche discriminatorie o antidemocratiche. Ed è precisamente su quelle politiche concrete che deve concentrarsi il controllo democratico.
Fino ad allora, il metodo più serio rimane uno solo: leggere i documenti, confrontare le singole proposte con la Costituzione e giudicare i fatti.
Perché chiamare fascista qualsiasi posizione politica fortemente conservatrice non rende più forte l'antifascismo. Al contrario, rischia di banalizzare il fascismo storico, cancellando la differenza fondamentale tra un avversario politico che opera dentro la democrazia e un movimento che vuole abbatterla.
E quella differenza, in una democrazia, conta moltissimo.
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